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Stile di Vita

20170118 PrepperZENCome tutti sapranno, spesso proponiamo srticoli che hanno un taglio decisamente pratico, applicativo, tangibile. Non ci siamo mai lanciati in grandi iperboli filosofiche o giri di parole. Ma dopo 4 anni di vita di questo sito e di questa comunità, riteniamo di poterci avventurare in questo territorio prendendo in esame un aspetto particolare del prepper: i vari stati in cui si evolve il diventare prepper per davvero.

E' del tutto evidente che non si diventa prepper dalla sera alla mattina. Abbiamo spesso descritto il prepping come uno stile di vita, altre volte come una sottocultura. E' ovvio che per di cambiare stile di vita o per fare propria una cultura ci vuole del tempo.
Ne consegue che in questo tempo, chi diventa prepper passa attraverso a diverse fasi, durante le quali cambia, affina e approfondisce diversi aspetti. Attenzione, non stiamo semplicemente parlando di aspetti pratici o materiali, bensì di quanto e come uno è "prepper dentro", nella testa, nei ragionamenti, nell'approccio con cui affronta praticamente ogni cosa, dalla vita quotidiana ai progetti alle reali situazioni di difficoltà che può affrontare.
In un certo senso (ma senza volerci dare troppe arie) questo un po' l' Avere o Essere  dei prepper.


Fase 1: "Avere"

In una prima fase, tipica dei neofiti, chi si affaccia al prepping si rende conto di non avere nulla delle diverse risorse di cui un prepper ha bisogno e su cui fa affidamento. Si compilano e si confrontano checklist in considerazione varie cose: scorte alimentari, attrezzatura, strumenti da EDC, vestiario, torce, multitool, zaini per il BOB, strumenti manuali e molto altro ancora. E' la fase della scimmia, dello shopping seriale alla ricerca dell'ulteriore gadget di cui non si può fare a meno.
Questa fase è necessaria ed inevitabile, ma ha una trappola insidiosa al suo interno. Purtroppo le nostre menti sono condizionate a ritenere che il possesso sia soddisfacente ma anche sufficiente a raggiungere uno scopo. Nulla di più falso. E' del tutto evidente a chiunque che il solo fatto di possedere un camice ed uno stetoscopio non faccia di nessuno un medico.

 

Fase 2: "Sapere"

Il passo successivo è quello di iniziare a conoscere il meglio possibile diverse discipline affini ed annesse al prepping. L'elenco qui è molto esteso, si va dall'economia ai lavori manuali, dal primo soccorso alla difesa personale e, perchè no, si può arrivare all'agricoltura, allevamento, metallurgia... chi più ne ha più ne metta, e meglio per lui.
E' in periodo in cui si cerca di ampliare le proprie possibilità e capacità, e richiede decisamente più sforzo, soprattutto mentale, per essere portata avanti. Motivo per cui non tutti passano dalla prima fase alla seconda. Oltre a questo, per certi versi la seconda fase non si conclude mai...

 

Fase 3: "Fare"

Dopo aver fatto proprie le conoscenze e competenze si passa a metterle in pratica. Una cosa è sapere 'in teoria' come si comunica via radio o come steccare una gamba... ma tutt'altra cosa è farlo davvero, mettersi alla prova, toccare con mano le 100 piccole difficoltà aggiuntive che il contesto introduce in una operazione che 'in teoria' ci sembra molto lineare e semplice da fare.
Chi non è mai arrivato alla terza fase si riconosce dal fatto che non prende in considerazione tutte le piccole sfortune presenti nella realtà, e da per scontata un rapido e facile successo in ogni operazione, proprio come spiegato nella teoria o come si vede in TV. Ma è solo mettendosi alla prova che il prepper prende consapevolezza di quello che "sa" e di quello che "sa fare".

 

Fase 4: "Essere"

Ci siamo, abbiamo i nostri strumenti, magari li sappiamo costruire o realizzare, sappiamo utilizzarli in condizioni reali e abbiamo imparato a non prendere sottogamba le situazioni in cui ci potremmo potenzialmente trovare.
Non solo: studiano abbiamo imparato a distinguere informazioni valide da "webetismi" di vario genere, provando l'attrezzatura sul campo sappiamo distinguere 'a pelle' tra strumenti di qualità e paccottiglia, l'esperienza ci ha anche fatto capire che non servono 10 o 100 coltelli e che probabilmente quello che ci serve di più è quello più semplice. La nostra BOB si è alleggerita e anche il nostro survival kit, perchè abbiamo tolto molti strumenti che abbiamo imparato essere tanto inutili quanto pubblicizzati, e perchè (come dicono gli istruttori della FISSS) abbiamo tolto le nostre paure e ci abbiamo messo le competenze, che sono sempre con noi e non pesano nulla. Nel tempo che è passato, mentre maturavamo attraverso le diverse fasi, abbiamo imparato a calare il prepping in un contesto reale, concreto, lontano dai troppi show televisivi e dalle deliranti profezie apocalittiche che, da sempre, si rivelano essere farneticazioni da osteria. Abbiamo smesso di guardare a Rambo e abbiamo coinvolto nel nostro stile di vita le nostre famiglie, abbiamo capito che tutto questo non lo si fa per sopravvivere agli zombie (non lo avevamo mai pensato) ma per guardare al futuro delle prossime generazioni.

Ecco... ora si. Ora siamo prepper.

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